Solo con la mia mente – DPU-

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L’isolamento sociale in natura si presenta sotto due diverse forme: uno volontario e l’altro coatto. In questo articolo esploreremo cosa le neuroscienze hanno scoperto di questi due importanti fenomeni trovando incredibili similitudini. Infine, grazie ad una testimonianza diretta di chi vive il carcere tutti i giorni, cercheremo di capire cosa accade alla nostra mente dopo anni di reclusione.

Cooking therapy – IlGiornale-

CookingTherapyLa federazione Italiana cuochi (FIC) da anni promuove progetti sociali legati all’utilizzo della cucina come sistema di recupero di abilità in persone con malattie neurologiche o psichiatriche. In questo bellissimo articolo di Serena Sartini sul quotidiano “IlGiornale” vengono raccontate alcune delle storie più belle di come la FIC promuove i protocolli di cooking therapy in giro per l’Italia.

NEVER GIVE UP

Eccoci qua. Come ogni giorno, ogni notte, ogni ora, ogni minuto, ogni secondo io sono a sua disposizione.

Sì, perché lei non può fare a meno di me.

Io sono il suo mezzo di comunicazione con quella che è la sua più grande passione. Lei entra nelle sue vene, come sangue che scorre nel suo corpo. Io lo so! So che ogni qualvolta accende la mia schermata bianca e digita il titolo di una canzone, che sia riproduzione predefinita o casuale, basta un click sul tasto Play e tutto ha inizio.

Ora ci ritroviamo in un mondo parallelo, soli io e lei, lontani da tutto e da tutti. E’ incredibile come nessuno sia in grado di interrompere questa sua irrefrenabile voglia di cercarmi, io mi chiedo come sia possibile che nessuno riesca a sostituirmi… me lo chiedo sempre ma in fondo penso di conoscere già la risposta…sì! Penso proprio che lei senta il bisogno di completarsi.

E’ un po’ come lo Yin Yang. Sì…… proprio così;

il suo corpo è una mera parte della natura. Si dice che il corpo sia una cosa sola con l’universo, ecco penso che avvenga proprio questo tra noi! Lei è Yin, femminile, intuitiva e complessa; io il suo Yang, maschile, razionale, forte… io sono il suo potere creativoMa oggi è un giorno particolare, diverso dal solito, lei non ha lo stesso desiderio di sempre…  Mi porta con sé, ovunque lei vada.

E’ arrivato il momento.

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Mi sblocca digitando il solito codice Pin, sta aprendo Spotify, clicca sulla solita Playlist denominata con il suo stesso nome, stavolta non è riproduzione casuale… Da questo capisco che qualcosa non va. Credo lei senta il bisogno di lasciarsi andare in un qualcosa che allevi il suo stato d’animo.

Oggi è triste, demotivata, scoraggiata ma perché?  Ha attivato le melodie di “Einaudi”, ho capito! Vuole rifugiarsi, sì perché questo è il suo unico rifugio quando tutto intorno a lei sembra prender una piega sbagliata. Ma cosa sta accadendo?! Ha iniziato a versare una lacrima…

Oggi è stata da lui, ma come sempre ne è uscita sconfitta, anche oggi non è riuscita a strappargli via un sorriso su quel volto triste e sofferente ormai da tempo. Ecco che allora i suoi ricordi scorrono uno dopo l’altro, come in un pentagramma le cui note sono posate ad intonare una scala, quella della propria vita, quella che ricorda le domeniche felici, una passeggiata al mare e l’innocenza di una bambina che cercava solo amore. Vorrei fare qualcosa per cambiare il suo umore, sussurrarle ” Never give up” …….magari…… ma come posso fare?

Ecco l’ultima canzone di questa playlist, ancora un ultimo ricordo. Ascolta in silenzio, quasi come a godersi l’essenza di quelle ultime parole… preme STOP! Chiude l’applicazione, guarda l’orologio ed è finalmente arrivato quel magico momento, è l’ora della sua lezione in palestra. Mi porta con sé…qualcosa sta cambiando….

Lo sento! Entra nella sua “piccola” sala, come la chiamano le sue  bambine.

Già al loro arrivo, l’ espressione del suo volto non è più la stessa. Tutte presenti e posizionate ai loro posti…ci siamo!  Stavolta sbloccandomi, apre una playlist diversa.

Parte “Breathe”, inizia il warm-up con le piccole. Percepisco da ogni suo movimento che il suo umore non è più quello di prima…  “Breatherespira”, lei respira l’anima che è in sé

Sorride, salta, urla insieme a loro. Sì, ce l’ho fatta!

Finalmente è tornata a sorridere e tutto intorno a lei sembra colorarsi di “rosa”, come il tramonto che si osserva dalla finestra di quella sala. Ora sono loro ad occupare il primo posto in scena: le osserva attentamente, una ad una e nota un qualcosa di insolito, a cui non aveva fatto caso fino ad ora…Ciò che lei sente dentro di sé, riescono a sentirlo anche loro. Sì, loro sono l’espressione della sua passione.  Continua ad osservare e per un attimo sembra che il tempo si sia fermato, le lancette dell’orologio sono immobili, osserva l’estensione del suo corpo su di loro.

Una cosa sola non cessa mai, un qualcosa che si sente all’unisono racchiuso nelle pareti di quella stanza… I BATTITI DEL CUORE!

 

Ines Piccoli, Laureanda Teorie e Tecniche di Psicologia Cognitiva.

 

Ciao, vorrei parlarti finalmente, posso?

Come stai? Spero bene, almeno tu. Non so, probabilmente nemmeno ti interessa saperlo, ma io non sto affatto bene, e sai di chi è la colpa? SOLO TUA.

Hai sempre voluto prenderti cura delle persone che ami, dimenticandoti di te, e un bel giorno ti sei accorta che non ce la facevi più a buttar giù tutto, così hai deciso di smettere, ad iniziare dal cibo. Direi che è inutile nascondersi dietro un dito, mi hai martoriato, ridotto all’osso in tutti i sensi, ti sei presa gioco di me e, annebbiata dalla tua foga di distruggere tutto ciò che faceva male, hai tentato di distruggere me, cellula dopo cellula, tessuto dopo tessuto, senza pietà. Ma come si fa? Come si può arrivare a tanto? Non hai rimorsi, non provi più niente, non ti interessa di niente, sei spietata. Mi hai assillato notti intere e intere giornate, sottoponendomi a prove durissime ma a quale scopo? A un certo punto nemmeno lo avevi più un obiettivo. In poco tempo sono diventato un manifesto di urla silenziose e disperate, quelle stesse urla che hai sempre soffocato. Troppo spesso ho sentito i tuoi pensieri graffiarmi, e tante volte mi sono illuso nel vedere quei fugaci momenti di lucidità: fantasticavi sul tuo futuro da ballerina, volevi darti da fare, dare un senso alla tua esistenza, batterti, diventare ancor più una brava figlia per essere un giorno una brava mamma, studiare, superare i limiti e superarti e poi…. poi eccola di nuovo, quella felicità malsana nel vedere la pelle aderire alle ossa, sempre più sottile e quasi trasparente, invisibile. TU volevi diventare INVISIBILE. Hai nel sangue le cazzate dei tuoi genitori, non le avresti rifatte, dicevi……. ti saresti distinta, dicevi……..

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E secondo te, tentando di ridurmi al nulla, ti saresti potuta mai realizzare? Non avevamo più nemmeno la forza di fare due passi. Hai provato a togliermi ogni cosa. Giorni e giorni di restrizione e poi, improvvisamente…..cibo in quantità! Mi hai riempito e mi hai subito punito con serie infinite di noiosi esercizi, corse sfrenate, camminate chilometriche. Non ti sono mai appartenuto per davvero. Ricordo il dolore dei pizzicotti sui fianchi che vedevi troppo tondi, su una pancia che non conteneva più il dolore, su gambe che non reggevano il peso ingombrante del tuo terrore, dei tuoi pensieri. Adesso piangi tutta la notte, mordi il cuscino, senti freddo dentro ma sei arida. Non vuoi uscire dalla gabbia e ti chiedi perché sono confuso, perché non rispondo bene alle cure: ti disperi perché non riesci a vedermi, a sentirmi, lo specchio ti restituisce le tue paure più intime, hai il viso segnato, l’espressione dura perché sei tu ad esserti indurita, hai perso la tua stella e non sai essere più sole. Hai toccato il fondo, ma sai, è dal fondo che si risale. Se vuoi, possiamo farlo INSIEME. Accettami, accettati…. Guardati, DANNAZIONE!!!!!

Sei unica e lo sei anche grazie a tutte le cose che di te non accetti. Io sono qui, sono rimasto, non ci sei riuscita a ridurmi polvere, tu ora fammi una promessa e vedrai che insieme, anima e corpo, ci rialzeremo: prenditi cura di te, prenditi cura di me, sono il posto in cui abiterai per il resto dei tuoi giorni. L’anima ha bisogno di un luogo, ricominciamo da qui.

Un corpo, il tuo.

 

Di Roberta Sapia, Laureanda Scienze e Tecniche Psicologia Cognitiva UNICZ