Effetto Gregge e Neuroscienze

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L’Effetto gregge è un’ancestrale reazione umana di fronte ad eventi sociali stressanti. E’ inconscia, innata e modellata da millenni di evoluzione con la specifica finalità di favorire la sopravvivenza di quel particolare animale sociale che è l’essere umano. Come afferma Emiliano Cristiani del CNR: “Si tratta di un comportamento che si manifesta anche in altri animali sociali, come oche, scarafaggi e, naturalmente, pecore, che porta a muoversi seguendo i compagni vicini, indipendentemente dalla loro destinazione”

Fenomeni classici di effetto gregge sono il black friday, paura dei vaccini o la fuga dei capitali dalle borse, entrambi “triggerati” da semplici concetti che incitano all’affiliazione.

La paura è uno dei più grandi motori di attivazione dell’effetto gregge. E’ talmente forte e consistente come comportamento che possiamo addirittura modellarlo matematicamente per prevedere la reazione di migliaia di persone di fronte allo stesso evento. Esattamente come fanno gli ingegneri quando devono prevedere dove e quando pioverà.

Le neuroscienze hanno dimostrato in due eleganti esperimenti alcuni fenomeni alla base di questa reazione (sociale) umana.

  • L’effetto gregge si innesta quando un piccolo gruppo “invoca” la presenza di un pericolo. Se il primo gruppo viene seguito subito da altri si formerà la materia di cui è composto l’effetto gregge: la FOLLA.
  • Se la natura del pericolo è strettamente correlata con simboli socialmente accettati (es. la paura di attentati) l’effetto gregge avrà maggiore espansione.
  • L’intensità dell’effetto sarà legata al: a) numero di persone che seguono il “primo gruppo” in movimento; b) l’aumento di altri segnali di pericolo che confermano il primo (es. urla), anche conosciuto come effetto Risonanza.
  • In spazi aperti la FOLLA tende a muoversi sempre verso destra
  • Le zone più pericolose (dove è massima la densità di persone che si accavallano) sono i luoghi in cui si prendono le decisioni, cioè dove il gruppo leader avvisa gli altri dove andare.

 

REFERENCES:

  1. Bellomo N, Clarke D, Gibelli L, Townsend P, Vreugdenhil BJ. Human behaviours in evacuation crowd dynamics: From modelling to “big data” toward crisis management. Phys Life Rev. 2016 Sep;18:1-21
  2. Moussaïd et al., Crowd behaviour during high-stress evacuations in an immersive virtual environment. Journal of the Royal Society Interface. 2016 doi:10.1098/rsif.2016.0414
  3. Albi, M. Bongini, E. Cristiani, D. Kalise, Invisible control of self-organizing agents leaving unknown environments, SIAM J. Appl. Math., 76 (2016), 1683-1710. http://arxiv.org/abs/1504.04064

I Sogni!: Almanacco Science-CNR

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‘L’interpretazione dei sogni’ di Sigmund Freud venne pubblicato nel 1899, più di un secolo fa, ma ancora oggi diversi meccanismi legati all’attività onirica sono rimasti oscuri. Il fascino di questo misterioso universo ha permeato la cultura dei Sapiens fin dalla preistoria, inglobando vasti e differenti ambiti del sapere: dalla mitologia alla religione, dalla filosofia alle neuroscienze. Qual è il significato dei sogni? Perché ne ricordiamo alcuni e ne dimentichiamo altri? Quanto influenzano la nostra vita?

 

 

Effetto Placebo

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Il termine deriva dal latino, il futuro del verbo placere, che significa: “io piacerò”.

Si, ma a chi piacerò?

Nel medioevo durante le funzioni religiose si usava dire: “placebo Domino in regione vivorum” che vuole dire “piacerò al Signore nella terra dei vivi”. Più in generale, però, ci si riferiva a trattamenti che giovano più allo spirito che al corpo, di cui il paziente ha bisogno per sentirsi bene.

Veniva chiamata “medicina magica” e nei tempi lontani era l’unica che l’uomo conoscesse per affrontare i suoi mali.

Con la super tecnologia dei giorni nostri non dovrebbe più essere così. Ed invece…….

Continuiamo a credere che una crema possa farci dimagrire, che una lozione possa far ricrescere i capelli (magari!) e soprattutto che una pillola possa guarirci da una malattia incurabile.

Sembrerà assurdo, ma in alcuni casi è proprio così e la medicina moderna da alcuni anni sta cercando di capire come possa accadere un simile fenomeno.

Il significato di placebo in ottica scientifica deriva dalla ricerca farmacologica. Infatti, nei classici trial clinici usati per provare l’efficacia di un farmaco vengono usati il gruppo “sperimentale”, sottoposto al vero farmaco e il gruppo “placebo”, che, inconsapevolmente, viene sottoposto a un farmaco fasullo (zucchero, soluzione salina etc.). Questo paradigma è fondamentale per la medicina moderna perché serve a dimostrare che è il farmaco, e nient’altro, che induce un eventuale miglioramento clinico. Per decenni la ricerca farmacologica l’ha utilizzato, ma già dal 1955 ci si accorse, che anche il gruppo placebo, mostrava miglioramenti clinici, in alcuni casi superiori al gruppo sperimentale [1].

In particolare, c’era un settore della medicina in cui, questo strano fenomeno, era cosi evidente da richiedere un intervento internazionale: la malattia di Parkinson. Una delle più devastanti malattia neurologiche (incurabile), veniva curata da una pillola di zucchero! Possibile mai ? Questa era l’evidenza che emergeva da alcuni trial clinici.

Il nostro gruppo di ricerca ha recentemente revisionato questi lavori dimostrando cosa è stato scoperto di affascinante in tutti questi anni [2]

In breve, sembrerebbe che sia tutta colpa di un insieme di regioni cerebrali che insieme compongono il famoso circuito della ricompensa (Reward). La loro attivazione arriva tramite un comando vocale complesso, chiamato: “Suggestione”, creato dall’aspettativa che un oggetto esterno possa portarmi un beneficio (la guarigione dalla malattia). Questa complessa interpretazione di un messaggio verbale viene codificato in un emozione particolare (outside le 5 classiche: gioia, tristezza, rabbia, disgusto, paura) che riesce a compiere un piccolo miracolo biologico: comandare alla ventral-tegmental-area e al nucleo accumbens di produrre dopamina. C’è un lavoro in particolare di alcuni ricercatori [3] che nel 2001 dimostrarono qualcosa che andava oltre la medicina. Se tu metti dei pazienti con malattia di Parkinson dentro una PET (uno strumento di neuroimaging che misura oggettivamente la quantità di dopamina in circolo) e gli dici che questo che stai per prendere è la medicina per la tua malattia (invece è zucchero), dentro il cervello si vede che il paziente autoproduce dopamina. Stiamo parlando di pazienti che di base hanno una morte dei neuroni dopaminergici. Forte, vero ?

Comunque alla fine il trucco c’è e si conosce anche molto bene.

Queste e tante altre scoperte sul placebo sono riportate nella nostra review pubblicata da Movement Disorders: https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/mds.27438

#Placebo #Brain #Parkinson #Dopamine

Referenze:

[1] Marchant J. Placebos: honest fakery. Nature 2016;535:S14-S15.

[2] Quattrone A, Barbagallo G, Cerasa A, Stoessl AJ. Neurobiology of placebo effect in Parkinson’s disease: What we have learned and where we are going. Mov Disord. 2018 Aug;33(8):1213-1227.

[3] de la Fuente-Fernández R,Ruth TJ, Sossi V, Schulzer M, Calne DB, Stoessl AJ. Expectation and dopamine release: mechanism of the placebo effect in Parkinson’s disease. Science 2001;293:1164-1166.