Basaglia: 40 anni dopo

Ufficio Stampa CNR – Rita Bugliosi

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Il 13 maggio 1978, la legge n. 180, meglio conosciuta come legge Basaglia, sancì la chiusura dei manicomi. Alla base della 180 c’erano le concezioni dello psichiatra Franco Basaglia, che voleva migliorare la qualità di vita dei pazienti, riducendo le terapie farmacologiche e la contenzione, sostituite con cure e assistenza in ambulatori territoriali, i Servizi di igiene mentale pubblici. Questo si può leggere anche nelle ‘Conferenze brasiliane’, il volume che raccoglie gli interventi che lo psichiatra tenne a San Paolo, Rio de Janeiro e Belo Horizonte tra il giugno e il luglio del 1979: “La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d’essere”.

A 40 anni da questa importante riforma quali valutazioni se ne possono fare? “Le idee di Basaglia sono state rivoluzionarie non solo per l’Italia”, commenta Antonio Cerasa dell’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare (Ibfm) del Cnr. “Uomo controverso, leader e instancabile lavoratore, come recentemente ricordato dal direttore del dipartimento di Salute mentale della Ausl Bologna, Angelo Fioritti, Basaglia non era solo. Già a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 in tutta Europa soffiava il vento del movimento anti manicomiale e per i diritti dei malati di mente. Basaglia diede il suo contributo impegnandosi nel riformare l’organizzazione dell’assistenza psichiatrica ospedaliera, proponendo un superamento della logica in cui tutta la gestione dell’individuo malato si fondava sulla costrizione. La sua proposta era lo smantellamento degli ospedali psichiatrici e la costruzione di una nuova rete di servizi comunitaria, secondo un modello dipartimentale organizzato per diversi livelli di protezione”.

Dopo quattro decenni, l’assistenza psichiatrica comunitaria è di qualità differente nelle varie aree della Penisola. “Nel nostro Paese esistono 20 diversi sistemi regionali di gestione e management dei pazienti psichiatrici e ciò rende difficile una valutazione unitaria”, continua il ricercatore dell’Ibfm-Cnr. “L’assistenza psichiatrica è parte integrante del Sistema sanitario nazionale, che è gestito e finanziato dal governo centrale, ma esistono regioni virtuose in cui il numero di posti letto e la specializzazione per aree critiche sono elevati, in funzione anche della vicinanza con policlinici universitari, e regioni in cui la crisi economica e il debito pubblico limitano le applicazioni di nuovi modelli di assistenza. È perciò difficile effettuare una valutazione comune della psichiatria italiana dalla legge 180 a oggi. Secondo i massimi esperti dell’argomento, Angelo Fioritti e Thomas Becker, il bilancio finale può essere comunque positivo, considerando che l’Italia ha realizzato il più grande e radicale processo di deospedalizzazione, ponendoci tra le nazioni con il grado minore di coercizione formale verso i disturbi mentali e implementando al contempo un sistema diffuso di servizi su tutto il territorio nazionale”.

Si sono quindi ottenuti risultati importanti, ma non mancano le criticità. “La società ai tempi di Basaglia era molto diversa dall’attuale, ora sono necessari nuovi approcci multidisciplinari e multidimensionali, che coinvolgano tutti i componenti dello staff del servizio sanitario per la cura e la gestione della malattia mentale”, conclude Cerasa.

Referenze

  • Becker T, Fangerau H. 40th birthday of the Italian Mental Health Law 180 – perception and reputation abroad, and a personal suggestion. Epidemiol Psychiatr Sci. 2017 Nov 6:1-5. doi: 10.1017/S2045796017000658
  • Fioritti A. Is freedom (still) therapy? The 40th anniversary of the Italian mental health care reform. Epidemiol Psychiatr Sci. 2018 Jan 16:1-5. doi: 10.1017/S2045796017000671

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