Ciao, vorrei parlarti finalmente, posso?

Come stai? Spero bene, almeno tu. Non so, probabilmente nemmeno ti interessa saperlo, ma io non sto affatto bene, e sai di chi è la colpa? SOLO TUA.

Hai sempre voluto prenderti cura delle persone che ami, dimenticandoti di te, e un bel giorno ti sei accorta che non ce la facevi più a buttar giù tutto, così hai deciso di smettere, ad iniziare dal cibo. Direi che è inutile nascondersi dietro un dito, mi hai martoriato, ridotto all’osso in tutti i sensi, ti sei presa gioco di me e, annebbiata dalla tua foga di distruggere tutto ciò che faceva male, hai tentato di distruggere me, cellula dopo cellula, tessuto dopo tessuto, senza pietà. Ma come si fa? Come si può arrivare a tanto? Non hai rimorsi, non provi più niente, non ti interessa di niente, sei spietata. Mi hai assillato notti intere e intere giornate, sottoponendomi a prove durissime ma a quale scopo? A un certo punto nemmeno lo avevi più un obiettivo. In poco tempo sono diventato un manifesto di urla silenziose e disperate, quelle stesse urla che hai sempre soffocato. Troppo spesso ho sentito i tuoi pensieri graffiarmi, e tante volte mi sono illuso nel vedere quei fugaci momenti di lucidità: fantasticavi sul tuo futuro da ballerina, volevi darti da fare, dare un senso alla tua esistenza, batterti, diventare ancor più una brava figlia per essere un giorno una brava mamma, studiare, superare i limiti e superarti e poi…. poi eccola di nuovo, quella felicità malsana nel vedere la pelle aderire alle ossa, sempre più sottile e quasi trasparente, invisibile. TU volevi diventare INVISIBILE. Hai nel sangue le cazzate dei tuoi genitori, non le avresti rifatte, dicevi……. ti saresti distinta, dicevi……..

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E secondo te, tentando di ridurmi al nulla, ti saresti potuta mai realizzare? Non avevamo più nemmeno la forza di fare due passi. Hai provato a togliermi ogni cosa. Giorni e giorni di restrizione e poi, improvvisamente…..cibo in quantità! Mi hai riempito e mi hai subito punito con serie infinite di noiosi esercizi, corse sfrenate, camminate chilometriche. Non ti sono mai appartenuto per davvero. Ricordo il dolore dei pizzicotti sui fianchi che vedevi troppo tondi, su una pancia che non conteneva più il dolore, su gambe che non reggevano il peso ingombrante del tuo terrore, dei tuoi pensieri. Adesso piangi tutta la notte, mordi il cuscino, senti freddo dentro ma sei arida. Non vuoi uscire dalla gabbia e ti chiedi perché sono confuso, perché non rispondo bene alle cure: ti disperi perché non riesci a vedermi, a sentirmi, lo specchio ti restituisce le tue paure più intime, hai il viso segnato, l’espressione dura perché sei tu ad esserti indurita, hai perso la tua stella e non sai essere più sole. Hai toccato il fondo, ma sai, è dal fondo che si risale. Se vuoi, possiamo farlo INSIEME. Accettami, accettati…. Guardati, DANNAZIONE!!!!!

Sei unica e lo sei anche grazie a tutte le cose che di te non accetti. Io sono qui, sono rimasto, non ci sei riuscita a ridurmi polvere, tu ora fammi una promessa e vedrai che insieme, anima e corpo, ci rialzeremo: prenditi cura di te, prenditi cura di me, sono il posto in cui abiterai per il resto dei tuoi giorni. L’anima ha bisogno di un luogo, ricominciamo da qui.

Un corpo, il tuo.

 

Di Roberta Sapia, Laureanda Scienze e Tecniche Psicologia Cognitiva UNICZ

2 pensieri su “Ciao, vorrei parlarti finalmente, posso?

  1. Conosco alcune persone che hanno rapporti “conflittuali” con il proprio io che si estrinsecano nel rapporto alterato col cibo. Ciò che è scritto in questo post è proprio quello che traspare da queste persone. Spero che riescano a leggerlo, le aiuterebbe.

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