
PsicoEpigeneticamente

Indubbiamente sono almeno 3 le grandi scoperte che hanno rivoluzionato quella branca scientifica chiamata Psicologia:
a) La scoperta dell’inconscio: La scoperta di un 2° sistema psichico, parallelo al primo, capace di conservare e (sopratutto) elaborare infinite quantità di dati a carattere emotivo, così potente da provocare danni organici permanenti, provocò uno tzunami in molte branche mediche che durò per quasi 50 anni.
b) i Mirror Neurons: l’aver scoperto che i nostri Neuroni hanno un Avatar capace di fare le stesse cose senza “muoversi”, rappresentò l’inizio di una nuova era: l’entrata delle Neuroscienze nella branca della Psicologia.
c) L’epigenetica: Esodo 20,1. Dio disse a Mosè: “Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione……”.
Jacek Debiec and Regina Marie Sullivan della Rockefeller University, di New York hanno insegnato ad alcune femmine di ratto a temere l’odore di menta (stimolo neutro) associandolo a lievi scosse elettriche. Dopo molto prove, il dolore provocato dalle scosse si associava indissolubilmente (Condizionamento Avversivo) con l’odore. Questa semplice forma di apprendimento inconscio fu ripetuto anche durante il periodo gestionale.
La scoperta sconcertante fù che una volta cresciuti i figli, della madre traumatizzata, esposti all’odore di menta mostravano le stesse forme di reazioni ansiose, come se fossero stati anche loro condizionati a provare dolore nei confronti di uno stimolo (menta) totalmente neutrale.
“Uno dei temi più misteriosi del teatro tragico greco è la predestinazione dei figli a pagare le colpe dei padri. Non importa se i figli sono buoni, innocenti, pii: se i loro padri hanno peccato, essi devono essere puniti.” Pier Paolo Pasolini, I giovani Infelici. 1991
[1] Debiec J, Sullivan RM. Intergenerational transmission of emotional trauma through amygdala-dependent mother-to-infant transfer of specific fear. Proc Natl Acad Sci U S A. 2014; 111(33):12222-7.
50 sfumature di Lynch….

25 anni abbiamo aspettato
18 lunghe puntate abbiamo atteso
e alla fine…?
Sui social impazza la polemica contro il finale della 3° stagione di Twin Peaks. Atteso come il 3° segreto di Fatima da legionari nostalgici degli anni ’90, il finale dell’ultima (?) serie ideata dal maestro David Lynch ha lasciato tutti con l’amaro in bocca.
A prescindere dal finale e dal suo significato simbolico, David Lynch rimarrà sempre il Maestro del Noir! La sua capacità di creare l’angoscia (non la paura) non è paragonabile a nessun altro. Kubric o Cronenberg ci provano, ma la differenza in Lynch è la maniacale ricerca dell’angoscia.
Grazie ad Ekman abbiamo appreso a conoscere le 5 emozioni base dell’essere umano (paura, rabbia, disgusto, felicità e tristezza). Ma esistono molte altre emozioni secondarie. Secondo una recente ricerca scientifica addirittura 27 !! [1]. Ma l’angoscia è forse quella più complessa. Si tratta di una multisensoriale interpretazione cognitiva di eventi pericolosi, che possono anche non materializzarsi mai, ma restare lì, silenti, in attesa….. Questo è Lynch, questo è il suo Twin Peaks: una lunga ed estenuante attesa che qualcosa stia per accadere.
Una volta ebbi la fortuna di incontrarlo a Roma durante un suo congresso in cui sponsorizzava la sua attività di mecenate per lo studio neuroscientifico dei benefici della meditazione. Migliaia di fans spingevano per toccarlo o parlargli. Io fui uno dei pochi che riuscì a strappare dalle mani di una hostess il microfono per chiedergli: “Maestro perché nella vita reale lei ci decanta la bellezza della meditazione e il senso di amore e di pace che è possibile raggiungere grazie a questa tecnica, ma nei suoi film invece traspare il mondo contrario. Appunto l’angoscia?”.
Non ricordo cosa mi rispose. In quel momento il mio cervello si fermò ed entrò in una dimensione Lynchana, dove i confini tra spazio e tempo non sono definiti.
Appunto spazio e tempo.
Sarà questa forse la soluzione all’enigma di Lynch? Come più volte ci ha ricordato l’uomo senza un braccio: “Questo è il passato e il futuro”.
Forse Cooper l’aveva scoperto !
#DavidLynch
Ci rivediamo fra altri 25 anni.
[1] Cowen AS, Keltner D. Self-report captures 27 distinct categories of emotion bridged by continuous gradients. Proc Natl Acad Sci U S A. 2017 Sep 5. pii: 201702247. doi: 10.1073/pnas.1702247114
Money buys happiness….

La credenza comune che “i soldi non fanno la felicità ma aiutano parecchio” ha finalmente trovato una base scientifica che ne dimostra la veridicità.
Ma prima di tutto occorre una definizione scientifica di cosa sia la felicità.
La felicità la possiamo dividere in due fattori. Cominciamo con il termine “benessere emotivo” (anche conosciuto come felicità vissuta) si riferisce alla qualità emotiva dell’esperienza individuale giornaliera, una specie di media della frequenza e intensità dei momenti di gioia, ansia, tristezza, rabbia e affetto che caratterizzano la nostra vita quotidiana. Poi abbiamo il secondo fattore chiamato “valutazione della vita” che si riferisce alle interpretazioni cognitive riguardo la propria intera vita (terreno dei famosi “virus cognitivi” su cui poi intervengono gli psicoterapeuti).
Daniel Kahneman e Angus Deaton della Università di Princeton [1] hanno valutato lo stato di benessere emotivo e percezione della qualità della vita in 450.000 persone utilizzando alcuni test psicologici validati internazionalmente. Molto interessante, i valori psicologici sono stati poi correlati con il reddito dichiarato al fisco e le sorprese sono state tante.
Punto 1: Il reddito e l’ istruzione sono più strettamente legati alla valutazione della vita, mentre lo stato di salute, la solitudine e il fumo influenzano maggiormente il benessere emotivo quotidiano.
Punto 2: Se usiamo l’andamento del reddito come punto di riferimento si nota che le persone che dichiarano tra 10 e 20.000 dollari riportano molto dolore emotivo amplificato dalla presenza di solitudine, problemi di salute e fumo. Mentre oltre i 30.000 dollari la valutazione della vita e il benessere emotivo aumentano costantemente.
Quindi più guadagno più sono felice ????
Giammai !!!
Questa proporzione, PURTROPPO, si interrompe oltre un reddito annuo di 75.000 dollari !!!
Chissà se la ricerca l’avesse commissionata Equitalia……
[1] Kahneman D1, Deaton A. High income improves evaluation of life but not emotional well-being. Proc Natl Acad Sci U S A. 2010 Sep 21;107(38):16489-93. doi: 10.1073/pnas.1011492107.
La Bellezza ci salverà la vita
Il nostro atavico complesso “FRONTALE”

Uno degli ultimi dogmi della neurobiologia è caduto!!
Per decenni, qualsiasi ricercatore o professore in giro per il mondo ha creduto e insegnato che la stigmate dell’evoluzione umana, la più grande espressione della nostra intelligenza era racchiuso nella grandezza ed espansione della corteccia FRONTALE. L’area in cui sono racchiusi i neuroni capaci di produrre le più complesse elaborazioni cognitive umane come l’espressione della personalità, il controllo delle emozioni, il ragionamento astratto, la memoria a breve termine and so on and so forth.
Il binomio “grandezza” della corteccia Frontale e “super-abilità” cognitiva era talmente scontato che nell’immaginario comune la visione dell’uomo del futuro, dell’alieno super-intelligente era sempre immaginato con una deformazione o iper-ispessimento delle ossa frontali.
Bene, questo dogma và completamente riscritto.
Il gruppo della neurobiologa Herculano-Houzel si è preso la briga di contare il numero dei neuroni frontali nell’essere umano rispetto a quello di altri primati facendo una scoperta incredibile. Non è assolutamente vero che nell’essere umano c’è un espansione geometricamente spostata sull’asse frontale. Infatti il numero di neuroni della corteccia frontale rappresenta l’8% del numero totale dell’intero cervello e questa proporzione vale sia per l’essere umano che per i primati.
Ovviamente una differenza c’è ed è rappresentata dal numero assoluto di neuroni: 1,3 miliardi nell’uomo, 137 milioni nel macaco; ma sicuramente il fatto di sapere che la grandezza e densità dei neuroni frontali non ci discrimina più dai nostri cugini primati è una scoperta che avrà enormi conseguenze in vari campi delle neuroscienze.
Negli anni’80 un noto slogan pubblicitario recitava: “per dipingere un grande muro, ci vuole un pennello grande o un grande pennello?”. Ora sappiamo rispondere: basta UN GRANDE PENNELLO !!
[1] Gabi M, Neves K, Masseron C, Ribeiro PF, Ventura-Antunes L, Torres L, Mota B, Kaas JH, Herculano-Houzel S. No relative expansion of the number of prefrontal neurons in primate and human evolution. Proc Natl Acad Sci U S A. 2016 Aug 23;113(34):9617-22.
Art and Psychology
Society for Neuroscience: Creative Approach to Community Health

This amazing video shows how refueling our mind with practice of Art !!
May Neuroscience become PoP ??
Psychotherapy beats Disease 2-0

Nel 2000 fece scalpore l’uscita di un articolo pubblicato sulla più importante rivista di medicina al mondo: The New England Journal of Medicine. L’articolo si intitolava: A comparison of nefazodone, the cognitive behavioral-analysis system of psychotherapy, and their combination for the treatment of chronic depression. La scoperta fatta dai ricercatori Americani fu illuminante per chi tratta e cura ogni giorno uno dei più gravi mali del nostro secolo: la Depressione.
Furono studiati oltre 600 pazienti divisi in 3 gruppi: il 1° che veniva sottoposto alla tradizionale terapia farmacologica con antidepressivo; il 2° sottoposto solo a psicoterapia cognitiva-comportamentale ed infine un 3° gruppo che giovava di entrambi i trattamenti. Misurando il livello di depressione e la remissione clinica, i ricercatori scoprirono che nei primi due gruppi, dopo 12 settimane, si raggiungeva lo stesso livello di efficacia in quasi il 50% dei pazienti. Ma la vera scoperta fu che nel 3° gruppo, l’effetto combinato di terapia farmacologica e non-farmacologica produceva un miglioramento dello stato di salute in oltre il 70% dei pazienti.
Ben 17 anni dopo, i più grandi neurologi d’Italia si sono riuniti all’Università Catanzaro per discutere di un’altra malattia: le crisi psicogene non epilettiche. Questa malattia che molti non esperti possono confondere per una classica crisi epilettica, è al momento difficilmente trattabile con le terapie tradizionali. Durante questo incontro è stato stabilito che tra le nuove terapie che devono essere prese in considerazioni dai medici per ridurre significativamente il numero di ricadute c’è la psicoterapia.
La battaglia è cominciata…. e siamo solo al primo tempo !!
[1] Keller MB, McCullough JP, Klein DN, Arnow B, Dunner DL, Gelenberg AJ, Markowitz JC, Nemeroff CB, Russell JM, Thase ME, Trivedi MH, Zajecka J. A comparison of nefazodone, the cognitive behavioral-analysis system of psychotherapy, and their combination for the treatment of chronic depression. N Engl J Med. 2000 May 18;342(20):1462-70.
[2] Goldstein L.H., Chalder T., Chigwedere C., Khondoker M.R., Moriarty J., Toone B.K., Mellers J.D. (2010). Cognitive-behavioral therapy for psychogenic nonepileptic seizures: a pilot RCT, Neurology, Jun 15; 74(24): 1986-94.
Black is bigger than white !

Uno dei più forti stereotipi del mondo maschile è l’idea che l’uomo di colore nero sia fisicamente più potente dell’uomo bianco. Questa idea nasce prevalentemente dalle convenzioni e simboli sociali in cui si determina in maniera evidente il binomio “forza fisica = colore della pelle”. Se prendiamo lo sport, ad esempio, tutti gli ambiti in cui si richiede la massima espressione muscolare sono a dominanza degli uomini di colore, un esempio su tutti sono la Box e l’Atletica.
Ma è interessante notare come le convinzioni, gli stereotipi o più semplicemente delle idee, se perpetuate nel tempo, possono influire il modo in cui il sistema visivo percepisce il mondo esterno.
Per dimostrare come la società o la cultura modifica le nostre abilità percettive, alcuni ricercatori hanno chiesto ad un ampio gruppo di persone di varie nazionalità ed etnie di giudicare il peso, altezza e corporatura, partendo solo dai volti, di persone di colore nero o bianco
Quello che i ricercatori hanno scoperto è illuminante. Le persone (mis-) percepiscono l’uomo di colore nero sempre più grande e alto di oltre il 10-20%, guardando solo il volto. Come a dire che lo schema percettivo che ho in mente di una determinata categoria di stimoli parte già con un bias che inevitabilmente ne influenzerà anche la percezione.
Lo stesso tipo di ricerche fu condotto qualche anno fa su alcuni madri a cui fu chiesto di indicare l’altezza dei proprio figli. Anche in questo caso è stato possibile trovare un bias percettivo di base che porta le madri a vedere i figli più bassi del 10-20% rispetto alla loro reale altezza. Allora, sarà per colpa del nostro sistema percettivo che le nostre madri ci vedono sempre piccoli???
1) Wilson, J. P., Hugenberg, K., & Rule, N. O. Racial Bias in Judgments of Physical Size and Formidability: From Size to Threat. Journal of Personality and Social Psychology 2017. Advance online publication. http://dx.doi.org/10.1037/pspi0000092
Ma quale compro adesso? Ma certo ! Quello più caro !!

Qualche giorno fa un amico mi ha parlato di questo libro: The Undoing Project di Michael Lewis. Il libro parla delle scoperte che lo psicologo Daniel Kahneman e il matematico Amos Tversky fecero riguardo I processi decisionali che portano l’essere umano a fare una scelta di acquisto. Per il loro lavoro i due vinsero il premio Nobel nel 2002 per aver rivoluzionato il mondo economico con delle semplici, quanto raffinate teorie comportamentali che spiegano in maniera inequivocabile come l’essere umano sbaglia quando deve fare una scelta su un prodotto da comprare. La cosa fantastica, è che più siamo erratici nella nostra scelta e più dentro di noi siamo sicuri di aver fatto la scelta migliore.
L’ancoraggio (anchoring) per esempio è il più classico dei bias cognitivi che compie l’essere umano (senza accorgersene) quando si focalizza troppo su un (primo) aspetto delle informazioni offerta prima di comprare.
Facciamo un esempio: Se vogliamo comprare una macchina usata, la prima ancora che ci viene offerta è quella del prezzo molto basso. Questo influenzerà tutto il resto della negoziazione. Infatti se ci verranno offerte altre macchine a prezzi più bassi ci sembrerà più ragionevole anche se non dovessero corrispondere al reale valore della macchina. Una volta che l’ancora si sarà saldata comincerà il processo dell’Adjustement, cioè la creazione di modelli probabilisti nella nostra mente che serviranno solo a confermare la nostra ancora, rimuovendo tutto quello che non ci aiuta a confermare la nostra idea.
Per confermare la presenza del binomio Anchoring and adjustment, Kahneman ideò questo semplice esperimento. Chiese a dei soggetti di fare un’inferenza su un semplice calcolo matematico avendo però a disposizione solo 5 secondi. Il calcolo è 1X2X3X4X5X6X7X8. Poi chiese ad un altro gruppo di calcolare invece il prodotto di 8X7X6X5X4X3X2X1. Sapete cosa succede all’essere umano quando ha poco tempo per giudicare un evento? Nel primo caso ipotizzerà che il risultato sia (in media) 512, mentre nel secondo dirà che il risultato è 2250 (il vero risultato è 40320).
Sarà per questo che sui più importanti siti di acquisto online ci mettono fretta quando dobbiamo scegliere ?? 🙂 🙂
- Tversky, Amos; Kahneman, Daniel (1992). “Advances in prospect theory: Cumulative representation of uncertainty”. Journal of Risk and Uncertainty. 5 (4): 297–323.
- Epley, N.; Gilovich, T. (2001). “Putting Adjustment Back in the Anchoring and Adjustment Heuristic: Differential Processing of Self-Generated and Experimenter-Provided Anchors”. Psychological Science. 12 (5): 391–396
