Ma quanto è stressante il mio lavoro !?

Dipendenti, Imprenditori, Agenti, Liberi professionisti o Artigiani siete voi stressati del vostro lavoro? Da cosa dipende questo stress? Da un capo maleducato e insensibile? Dal Governo ladro? Dallo stipendio basso?

Assolutamente no! Lo stress al lavoro dipende da qualcosa di molto più semplice a cui nessuno di noi pensa mai. Alcuni scienziati delle Università di Standford e Harvard hanno finalmente fatto luce su questo importante aspetto su cui molto governi non pongono mai attenzione, non considerando l’enorme impatto economico che si potrebbe avere.

L’interesse principale delle ricerche di Pfeffer, Stefanos Zenios e Joel Goh è stato capire il peso che alcuni fattori stressanti hanno sulla qualità della vita del lavoratore e le ricadute a livello economico [1].  I ricercatori hanno valutato decina di migliaia di persone identificando 10 particolari fattori che, a prescindere dal tipo impiego, hanno il maggiore impatto sulla salute fisica e mentale dei lavoratori:

  • Insicurezza
  • Lunghi turni o troppe ore di straordinario
  • Ridotto supporto sociale
  • Basso controllo sulle attività
  • Esposizione al fumo passivo
  • Disoccupazione
  • Lavoro a turni
  • Eccessive richieste
  • Ridotta giustizia a livello organizzativo
  • Nessuna assicurazione sulla salute

Oltre a questi dieci, c’è un altro fattore che è una somma di alcuni di questi e si chiama: Work-family conflict. La frustrazione che si genera nella gestione della vita privata con quella del lavoro è, per i ricercatori, la principale causa di malattia fisica. Quindi, a prescindere dal tipo di lavoro, quello che i tre ricercatori hanno dimostrato studiando centinaia di migliaia di casi è che tutti questi fattori insieme contribuiscono, solo negli USA, a 120.000 morti e ad un costo sociale di 190 miliardi di dollari[2].

Sicuramente tutti e 10 i fattori elencati prima hanno un peso ma mai come la frustrazione nella gestione famiglia-lavoro. Sarebbe interessante monitorare lo stato di salute dei nostri lavoratori nei vari comparti per trovare soluzioni per migliorare lo stato di salute. Pensate solo all’indotto economico del miglioramento del 10% della vita dei lavoratori? Centinaia di milioni e milioni risparmiati sotto la voce spesa sociale e inefficienza del sistema (meno permessi malattia, meno ore di protesta sindacale e più produttività). Una bomba economica che nessuna finanziaria o legge potrebbe pareggiare.

[1] Joel Goh, Jeffrey Pfeffer, Stefanos Zenios. The Relationship Between Workplace Stressors and Mortality and Health Costs in the United States. Management Science. March 13, 2016, Vol. 62, Issue 2, Pages 608-628.

E se l’anello mancante tra primati ed essere umani si nascondesse in cucina?

Anche se la teoria del “missing link” è stata ormai abbandonata da secoli, i paleoantropologi di tutto il mondo cercano sempre più informazioni riguardo l’evoluzione filogenetica e le transizioni tra le varie specie di ominidi.

Una delle più moderne teorie che sta affascinando i ricercatori di tutto il mondo è quella che porta avanti Suzana Herculano-Houzel. L’essere umano è diventato il mammifero più evoluto grazie ad una semplice abilità che gli altri primati non possono raggiungere: CUCINARE.

L’interesse dei paleoantropologi di tutti il mondo non è tanto la dimostrazione dell’anello mancante, ma come sono avvenuti alcuni passaggi filogenetici ignoti: come si è passati dall’homo Abilis all’homo Erectus e come questo ominide si è poi evoluto fino a divenire Sapiens. Che cosa ha contributo a questa evoluzione? Com’è possibile che in qualche centinaia di migliaia di anni si è passati da un cranio che conteneva un cervello di 500 cm3 dell’Homo Abilis, ai 1000 cm3 dell’ homo Erectus, fino ad arrivare ai 1500 cm3 del nostro Homo Sapiens?

Secondo la ricercatrice Americana, la chiave di tutto fù la scoperta del fuoco, che ha permesso all’ominide di passare ad un’alimentazione completamente diversa, moltiplicando in maniera esponenziale il valore calorico ingerito giornalmente. Infatti, Il 100 per cento di un pasto cotto viene metabolizzato dal corpo, mentre gli alimenti crudi restituiscono solo 30 o 40 per cento dei loro nutrienti.

Il cervello ha bisogno di energia per funzionare, e meglio mangiamo e più “benzina” avremo a disposizione. Infatti, la grande proprietà che ha l’ Homo Sapiens rispetto a tutti i mammiferi non è tanto il peso o il numero di neuroni all’interno del suo cervello, quanto la capacità energetica. Il nostro è l’unico cervello in natura capace di consumare il 20-25%  dell’apporto calorico totale assunto tramite il cibo. Una soglia assurda che richiederebbe, per esempio, ad un gorilla di mangiare per oltre 24 ore (cibo crudo) per poter pareggiare l’apporto energetico. L’essere umano invece no, riesce ad ingerire anche velocemente (1-2 ore al giorno) grandi quantità caloriche, grazie al cibo cucinato.

Si deve quindi alla scoperta del fuoco, una delle principali cause che ha permesso di evolverci da un semplice primate all’essere umano iper-efficente e iper-intelligente di oggi. A conferma di questa ipotesi c’è che l’evoluzione sia in termini biologici, organici e di massa cerebrale raggiunta tra la fase di Homo Erectus a quella di Homo Sapiens è stata 5 volte più veloce di quella che ha portato l’australopiteco all’Homo Abilis. Il tutto proprio in concomitanza dell’era del fuoco. Sarà un caso?

E ora chi glielo dice ai crudisti e melariani…..

[1] Herculano-Houzel S. Decreasing sleep requirement with increasing numbers of neurons as a driver for bigger brains and bodies in mammalian evolution. Proc Biol Sci. 2015 Oct 7;282(1816):20151853.

[2] Fonseca-Azevedo K, Herculano-Houzel S. Metabolic constraint imposes tradeoff between body size and number of brain neurons in human evolution. Proc Natl Acad Sci U S A. 2012 Nov 6;109(45):18571-6.

 

The beauty formula

La bellezza, e la possibilità di definire i suoi canoni, è stato sempre un argomento fondamentale per l’essere umano dai tempi di Platone, fino ad arrivare ad Immanuel Kant. Fin da allora s’ipotizzava  una fantomatica proporzione o formula matematica che esplicasse in un solo numero il concetto di bellezza. Questa formula (definita golden ratio) è il rapporto spaziale tra vari marcatori posti sul viso umano ed è esplicato dal rapporto: 1: 1.618. Stiamo parlando della proporzione perfetta degli elementi del corpo che vengono usati come riferimento unico per differenziare ciò che è bello da quello che non lo è. Secondo le ultime ricerche in campo percettivo, questa formula è stata semplifica. La miglior attrattività è data da un viso in cui la distanza occhi-bocca sia il 36% della lunghezza della faccia, mentre la distanza tra gli occhi deve essere il 46% della larghezza del viso. Queste due proporzioni ci danno l’idea di cosa sia, oggettivamente, la bellezza per l’essere umano.[1]

Senza bisogno di computer o programmi sofisticati nel mondo dell’arte antica troviamo esempi di perfetta proporzione delle forme. Prendiamo il David di Michelangelo o il Doriforo di Policleto. Quando vediamo queste opere le principali aree cerebrali che si attivano sono le classiche aree occipito-parietali che hanno il compito di scomporre tutte le componenti visuo-percettive degli stimoli visivi complessi. Ma, oltre a queste aree, se ne attiva anche un’altra molto importante, che è fondamentalmente legata all’elaborazione di stimoli percettivi a carattere emotivo: l’Insula. Parlando di emotività percettiva, non possiamo non citare il lavoro del Prof Rizzolatti (il padre dei mirror neurons) che nel 2007[2] scoprì proprio che la bellezza assoluta nell’arte produce, anche nei non-artisti, l’attivazione di quest’area cerebrale direttamente collegata con la codificazione emotiva degli stimoli.

[1] Pallett PM, Link S, Lee K. New “golden” ratios for facial beauty. Vision Res. 2010 Jan;50(2):149-54.

[2] Di Dio C, Macaluso E, Rizzolatti G. The golden beauty: brain response to classical and renaissance sculptures. PLoS One. 2007 Nov 21;2(11):e1201.

The Renaissance of Psychology


For over 70 years, psychology and psychiatry have almost exclusively focused on pathology, concentrating on how improve diagnosis trying to repair mental damages. Billions have been spent in order to improve our knowledge about chemical, genetic and neurophysiological basis of mental disease and to develop more efficent pharmacological treatments.
In the new century it is mandatory to veer towards a new field of study, redirecting scientific power and energy for understanding how to BUFFER against psychological vulnerability and to better PREVENT mental illness.
Psychologists should create a scientific monument, useful to remember that science should take as primary task the understanding of what makes life worth living.

Martin Seligman  & Mihaly Csikszentmihalyi . Positive Psychology: an Introduction. Am Psychol 2000.

Ma se Einstein nascesse oggi… lo troverebbe un Post-Doc? Un assegno di ricerca?

La mitica foto di gruppo del congresso Solvay del 1927 a Bruxelles ci ricorda la magnificenza di quel periodo e di quelle menti.

Ma in quel periodo i partecipanti ad un congresso internazionale scientifico erano qualche centinaia. Oggi andiamo dai 20-30.000 della Society of Neuroscience, fino a toccare le vette dei 50.000 raggiunti dalla Radiological Society of North America.

La domanda nasce spontanea: ma se oggi nascesse un nuovo Einstein riuscirebbe a farsi spazio nella marea immensa di colleghi che lottano e spingono usando qualsiasi mezzo per emergere sugli altri?

Scienza: Quo vadis?

i 4 principi etici della scienza secondo Robert Merton, 1942:

  1. Universalità: “tutti posso contribuire al processo scientifico senza distinzione di razza, cultura e religione”.
  2. Communalism: La scienza non è una questione privata, ma collegiale, deve appartenere a tutti.
  3. Disinterese: La molla per andare avanti per uno scienziato non deve essere la prospettiva di carriera, ma l’interesse per la conoscenza e il piacere della scopera.
  4. Scetticismo organizzato: La comunità scientifica deve sempre verificare la validità e veridicità delle nuove scoperte.

Interessante……non credete? Quasi quasi mi verrebbe voglia di fare un piccolo sondaggio….

Prof Gianfranco Pacchioni.